London Diaries |
La telefonia non lucrerà sui nostri viaggi, e le mamme saranno più informate. |
Le grandi invasioni contano sempre più di una singola fase. E l’allondraggio (concedeteci la libertà circa i neologismi) non è da meno: due dei nostri hanno messo oggi piede nella realtà Inglese.
Giornata iniziata presto, molto presto. Alle 5 di mattina si era già in giro a condividere allegramente le strade con uccellini e sparuti amanti del jogging crepuscolare. Bambini, guide ed ancora bambini affollavano l’aereporto di Capodichino istigando furia puericida nella mente di una Guarino più pimpante che mai ormai convinta a chiudersi le ovaie pur di non generare qualsivoglia accenno di prole. Tanti amorevoli sonnellini ed atterraggio alle locali 9.30 AM.
Alla scoperta dell’alloggio: al momento sappiamo solo che il numero civico è il 63 ed abbiamo scoperto simpatici scalmanati che condivideranno con noi tetto, bagno, doccia e (sofficissima) moquette. Caldo non fa, freddo neanche e non sudare l’11 luglio è un piacere incommensurabile; di contro si scrive da un McDonald pagando il dazio di un caffè smorto ed una cocacola rivelatasi acqua allungata con caffeina.
Si parte alla scoperta degli indigeni che in zona Camden Town assumono forme umane alquanto particolareggiate. Flavia se la canta e se la suona, Giandomenico si abitua ai servizi igienici anglosassoni ed Antonio è atteso per le prossime 48 ore: le grandi invasioni contano sempre più di una singola fase.
G.
